PAGINA IN COSTRUZIONE

maschere di Venezia

Uno dei progetti più ambiziosi e complessi, progettato per tre anni e realizzato in meno di 48 ore (ho attraversato 4 paesi per rivedere Venezia, mi saluta battezzandomi con l’acqua alta).

Il desiderio di raccontare la mia Italia mentre ero all’estero è cominciata da Venezia perché con questa città ho un legame particolare, un amore che è nato tardi, soprattutto per la strutturata e lunga storia del suo carnevale.

Tecnicamente le difficoltà di questo progetto appoggiano sul fatto che le maschere nonvengono fotografate a figura intera, per due motivi: per nascondere i milioni di turisti e perché per tradizione le maschere non parlano, comunicano a gesti.

Avvicinandosi quasi ad un ritratto, lo scopo era raccontare la personalità della maschera cogliendo un solo gesto, un movimento del collo, la distrazione dello sguardo. e via così.

Credo poche cose diano più soddisfazione nella vita che fotografare le maschere di Venezia. Realizzato con una 70mm macro, questo progetto è stato subito selezionato per una serie di mostre che è partito dalla galleria Närbild di Lund in Svezia, e ha continuato a viaggiare finché non è tornato nella mia città natale, Milano. Con immenso stupore mio, è dove ha fatto più successo. Si dice che più lontano ed esotico il racconto, più sentita è la mostra. Venezia è 250 km e 2,5 ore di treno da Milano.

Eppure senza che io possa spiegarvelo, io ho raccontato questa storia, di cui qui vedete una piccola selezione, in realtà è un corpus di quasi 100 foto, delle quali ne sono state esposte 20 in Italia e 25 in Svezia e queste maschere, per loro natura esibizioniste, hanno fatto tutto da sole. Come i personaggi dei libri o dei film, che rimangono nella nostra immaginazione anche dopo che la storia è conclusa (potreste sempre dire cosa sta facendo Indiana Jones, o un cavaliere Jedi adesso, o Jack Sparrow…), queste maschere sono uscite dal quadro e sono andate da sole a raccontarsi, persino dove il fotografo non si sarebbe mai aspettato.

immaginazione, nikon workshop

Lorenza aka Lady Diabolika è la makeup artist ufficiale di Nikon, io e lei ci siamo conosciute in situazione diverse, mentre io lavoravo come corrispondente per New York Style Guide, ma la connessione è nata subito. La scelta di partecipare a questo workshop è stata per cominciare per vederla in azione con le modelle.

La doppia scoperta è stata che non solo era brava su visi e capelli, ma anche che era una designer che sapeva creare abiti che funzionano in uno studio fotografico. E’ stato dopo questo workshop che Fashion Milano ha chiesto a Lorenza di diventare una nostra collaboratrice.  Buona parte del”outfit in queste foto è disegnato da Lorenza, suoi trucco e makeup.

Questa è una piccola selezione delle tecniche fotografiche che mi piace usare in studio, e che ho avuto modo di sperimentare durante questo workshop.

AMERIGO VESPUCCI

Durante il mio lungo periodo di permanenza in Nord Europa, Copenaghen ricevette la visita della Amerigo Vespucci, il celebre veliero della Marina Militare attivo come nave scuola per l’addestramento di allievi ufficiali dei ruoli normali dell’Accademia navale.

La Danimarca, attraverso la mia esperienza, ed in particolare Copenaghen ha nei confronti dell’Italia un rapporto di affetto e stima, e mi recavo spesso nella capitale, un posto che porto ancora nel cuore, per diverse iniziative. Per contro i pregiudizi e la poca preparazione della Svezia alle differenti culture era per me motivo di enormi frustrazioni. Per cui era una doppia gioia muoversi verso una città più europea e vedere uno dei vanti della nostra cultura. Eravamo in tanti a dire “vado in Europa” per dire “vado a Copenaghen”, non solo italiani.

Naque da questa visita l’idea di fare un piccolo progetto in onore della Amerigo Vespucci, per rinforzare lo spirito di affetto e nostalgia per il mio paese di nascita, che spesso in Svezia mi mancava molto.

Questo è diventato un progetto rimasto personale, il mio primo necessario fallimento in veste di mediatore.

Ovviamente la proposta di pubblicare foto e racconto dell’Amerigo Vespucci su un giornale svedese non fu tra le mie più brillanti, e una lezione imparata da questo idea è stata: non parlare con chi non ti vuole sentire.

Prima crea la necessità, poi vendi l’idea. Questo incidente di percorso fu una grande scuola: non importa il valore del contenuto. Come diceva Steve Jobs, il valore di un oggetto è esattamente quello che la gente è disposta a pagare per averlo. Ma se non capiscono perché è valido, non ci metteranno mai un soldo. Io partii dal presupposto del mio entusiasmo, ma non ho pensato a condividerlo in una lingua leggibile per un paese dove i media raramente parlano bene di altri paesi, iniziative di altri paesi, e purtroppo men che meno dell’Italia. 

In Italia si direbbe: avrei dovuto lavorarmeli.

Allo stesso modo, l’interesse ad apprendere di culture diverse e lasciare il pregiudizio a casa, non può essere imposto, perché non c’è più sordo di chi non vuole sentire. Sono sempre piccole lezioni di marketing. 

Di lì a poco avrei convinto le gallerie svedesi ad accettare di mostrare le mie foto di Venezia. Un errore insegna a trovare la via di comunicazione giusta, se lo si prende dal lato giusto. Ora godetevi il vascello nelle foto.

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